L’inserimento lavorativo come possibilità di una nuova vita: dalla Finestra una storia piena di speranza

di Riccardo Belotti e Cinzia Tedeschi

Ultima settimana di maggio 2026. Mattina. Cooperativa La Finestra. Sogliano sul Rubicone. Attorno al tavolo con noi ci sono Sandra Semprini, referente della parte B della cooperativa associata al CSR e Andrea Castellani, responsabile del modulo di reinserimento sociale della Comunità San Maurizio. E naturalmente c’è Roberto, 35 anni.

Siamo tutti qui proprio per lui, per ascoltare la sua storia. Già questo dice molto di cosa sia la ‘cooperazione sociale di inserimento lavorativo’. Prima di iniziare l’intervista, due pensieri mi attraversano la mente, come dei flash: il primo è che sono passati tre mesi dalla telefonata con Sandra – era l’inizio di febbraio – durante la quale mi aveva parlato di Roberto. Il secondo è che per arrivare a Sogliano da Rimini ci sono curve, salite, discese. E che ci vuole tempo. Una metafora perfetta della vita. Della vita di tutti, non solo quella di Roberto. Che raccontiamo perché, più di tanta teoria, è capace di testimoniare il valore reale della cooperazione sociale di inserimento lavorativo.

Anno 2015. Roberto, 22 anni, originario di una città del sud Italia, arriva alla Comunità San Maurizio di Borghi con un florilegio di tatuaggi sulle braccia. Li ha fatti a 18 anni, dice, ma non si ricorda neanche perché. “Li ho fatti per sfizio, da ragazzino, e non hanno significati particolari. Li devo cancellare”. Non tutti, però.

Perché in Romagna? Risponde Andrea Castellani, responsabile del modulo di reinserimento sociale della Comunità San Maurizio. “La Comunità Terapeutica si occupa di recupero e reinserimento di minorenni e adulti di sesso maschile con una dipendenza patologica, purtroppo sempre più spesso in comorbilità psichiatrica (le cosiddette doppie diagnosi). Nella parte Educativa ci prendiamo cura di ragazzi minorenni dai 13 ai 17 anni con condizioni di fragilità socio-sanitaria, affettivo, relazionale, con provvedimenti di custodia cautelare o di messa alla prova all’interno del circuito penale.
Il percorso terapeutico ha una durata che può variare dai 18-24 mesi circa, dipende poi dalle peculiarità del singolo utente. Valutiamo con i servizi il possibile rientro nella zona di origine o il graduale reinserimento socio lavorativo utilizzando il nostro gruppo appartamento. Complessivamente gli ospiti che riusciamo ad accogliere sono all’incirca 60-65.”

Tossicodipendenza. “Ho iniziato a drogarmi da piccolo, verso i 18 anni. Vedevo situazioni a casa mia che non erano molto piacevoli: mia mamma e mio padre che litigano, si picchiano. Quando mi drogavo uscivo fuori di testa come mio padre, mettevo le mani addosso a mia mamma, ma non ero io, era sempre l’effetto della droga. Nel 2015 mi ha portato qui mia mamma con il SERT. Mia mamma, che si chiama Maria – come questo tatuaggio qui, dice indicando il braccio – non mi ha mai denunciato. Qui ho fatto un percorso positivo ma con la testa ero sempre là.”

Là è una città del sud Italia: la sua famiglia, gli amici. La droga. Qui è la comunità San Maurizio, tra Borghi e Masrola, che è vicino all’impianto della discarica dove oggi lavora Roberto, assunto dalla cooperativa La Finestra. Spiega ancora Castellani: “Roberto ha finito in questo momento (fine maggio 2026, ndr) il suo percorso, che è durato diversi anni. Abbiamo iniziato con una fase di approfondimento e verifica diagnostica, per poi intraprendere un cammino a lui più adeguato, concentrandoci sulle sue fragilità, su quelle che sono state le sue problematiche, per poi giungere al vero reinserimento sociale”.

E così veniamo a scoprire che proprio in questi giorni Roberto sta per iniziare una nuova vita. Un’altra. Andare a vivere da solo. Succederà sabato prossimo. Non trattiene l’emozione. Come chi, dopo tante curve, vede un traguardo importante.

Sandra Semprini, responsabile dei servizi di tipo B della cooperativa La Finestra, contestualizza. “Oggi, ancora per qualche giorno, Roberto vivrà in un appartamento che condivide con altri ragazzi da due anni circa. Ha fatto il percorso in Comunità e grazie alla Finestra ha potuto iniziare a lavorare presso i nostri impianti. Roberto è con noi dal marzo 2024: è assunto tramite collocamento mirato, grazie alla Legge 68; dopo circa un anno, nell’aprile 2025, è passato a tempo indeterminato”.

La Finestra, aderente al CSR-Consorzio Sociale Romagnolo, è una cooperativa che gestisce servizi sia di tipo A che di tipo B. Per quanto riguarda la parte A della cooperativa, si tratta di servizi educativi: per la prima infanzia, sostegno scolastico e pomeridiano, centri estivi; mentre per la parte B sono servizi di pulizia, cura del verde, selezione dei rifiuti, ufficio turistico, affissioni, gestisce operatori impegnati in 12 isole ecologiche. “In questa parte della cooperativa facciamo anche quelli che vengono chiamati inserimenti lavorativi. Oggi la cooperativa ha 140 dipendenti di cui 76 inseriti nella parte B. La percentuale di svantaggio è del 41%.” I servizi che attualmente La Finestra gestisce insieme al CSR sono: affissioni, centri di raccolta di Rimini e Cesena e la cura del verde dei parchi.

Torniamo indietro. Riavvolgiamo il nastro. Riprendiamo la storia.

È il 2018 e Roberto non resiste: lascia la comunità. Torna a casa. “Ho trovato una ragazza e dopo un mese me la sono sposata… mi piaceva ancora la sostanza. Nel 2019 nasce la bambina. Per l’emozione ho ricominciato a drogarmi. Così sono entrato nel reparto di psichiatria di un ospedale. Là ho visto tutto nero. Poi mi hanno trasferito in un’altra struttura per tre mesi”. Ma la droga trova sempre una via per entrare nella vita di Roberto che prosegue nella sua discesa – “un inferno” – senza freni. Anche con la moglie le cose non vanno bene e si separano presto.

Roberto salta ancora più indietro. Lo ritroviamo alla fine della scuola media. “Ho sempre lavorato: avevo 13 anni e mio fratello più grande mi ha portato in una pasticceria. Sono stato bravo, imparavo il mestiere. Ho conosciuto una ragazzina, andava tutto bene. Poi ci siamo lasciati. Ho iniziato a drogarmi. Le compagnie sbagliate. Mi piaceva la sostanza, ma sapevo che era una schiavitù. Dicevo basta, fino a quando mi portavano in ospedale a disintossicarmi”.

La tossicodipendenza: non sei più padrone in casa tua.

“Ho fatto degli errori quando non avevo più soldi. Facevo le rapine. Però non era un coraggio che avevo io, era la sostanza che mi dava coraggio. Era un coraggio indotto. Quando facevo queste rapine mi tremava tutto il cuore. Non ero portato per fare quelle cose, ma la droga mi dava carica. Poi finito lo sballo mi chiedevo: che cosa ho fatto?” Una volta Roberto scippa un’anziana. Che cade a terra. Allora si ferma, torna indietro, l’aiuta a rialzarsi.

Poi un altro errore, ancora trema a pensarci. “Ma non ero io, era la sostanza”. In un momento di follia fa a pezzi la casa e mette le mani addosso a sua madre. Che non lo denuncia. Ma chiama l’igiene mentale. E gli dice: “Devi tornare in comunità”. In un momento di lucidità Roberto, a suo fratello Antonio che gli è sempre stato vicino e che oggi è ancora il suo amministratore di sostegno, dice: “Me la date un’altra possibilità di salvarmi?”

Si riaprono così le porte della Comunità San Maurizio. Sette anni dopo la prima volta. È il 2022. Però: “Non conoscevo più nessuno. Ero arrivato a pesare 150 kg. Ho iniziato un percorso aiutato dal mio psicologo e da tutta l’equipe di San Maurizio. Ci sono stati alti e bassi, ho fatto più di un errore, mi hanno sopportato, sono stati sempre presenti. Ho commesso ancora errori per frustrazione o quando mi era negato qualcosa. La sostanza? Sono quattro anni che sono pulito”.

Masrola. Sogliano. Romagna. Qui Roberto si trova bene. Si impegna di più. Dice: “È la mia ultima spiaggia. Non voglio a 35 anni fare di nuovo le stesse cose. Non voglio perdere mia figlia. C’è un assistente sociale in mezzo. Non ho cambiato vita per mia mamma. L’ho fatto per la mia bambina. Oggi sta con la madre”.

Le ferite del passato. La sua nuova famiglia.

I genitori di Roberto oggi sono divorziati. Il padre è all’estero. La madre vive ancora nella stessa città. “Ha sempre lavorato, con umiltà e dedizione.” Il padre invece “non è mai stato presente. Quando stavo male, era mia madre che mi veniva a cercare di notte: era disperata.” Attorno ad Roberto ci sono anche i fratelli Giulio, Andrea e Antonio che è il suo amministratore di sostegno. Sono il suo cerchio magico, i sostenitori più stretti, in particolare Antonio: “È uno degli altri attori importanti della mia vita.” Un gruppo di aiuto in cui Roberto annovera anche Andrea Castellani e Maurizio Molari di San Maurizio. E Sandra Semprini della cooperativa La Finestra.

Come hai conosciuto la cooperativa? “Ho saputo che cercavano. La comunità li ha chiamati, è stato fissato un colloquio e sono venuto qui.” Il lavoro: “Ho cominciato per un anno alla discarica di Masrola. Fortunatamente sono stati chiusi tre mesi e ci hanno passato ai rifiuti RAEE. A Masrola mi sentivo un po’ oppresso, stavamo al chiuso. Al RAEE è tutto all’aria aperta: il lavoro mi piace, mi scarica dalle tensioni. C’è la responsabile Elena che mi sostiene molto. È un lavoro più vario, meno ripetitivo, ci sono più cose da imparare.” E Roberto lo svolge volentieri, sempre disponibile a fare i turni che gli vengono chiesti. Dice Sandra Semprini: “Ha instaurato un buon rapporto coi colleghi, le persone si complimentano per il suo lavoro; e quando c’è stata la possibilità di provare il RAEE ha mostrato potenzialità che sono state notate prima e assecondate poi. Il passaggio da un impianto all’altro non è cosa comune. E Roberto, davvero, oggi sembra appagato”.

Dice della Finestra: “Sandra mi ha preso per mano. Il gruppo della Finestra mi ha dato un aiuto enorme. Mi sento utile e ho trovato un clima bellissimo. Prima non parlavo con nessuno, stavo sempre nervoso quando lavoravo. Ora sono libero, chiacchiero, mi metto a cantare quando lavoro al nastro.”

Ti resta del tempo libero? “Esco con gli amici, vado al bar, a volte svolgo servizio di volontariato in Comunità, aiuto gli operatori, sto in mezzo ai ragazzi. Mi piace molto: mi rispecchio tanto in questi giovani, li capisco”.

Insomma. Droga: basta. Lavoro: ok. Famiglia naturale e allargata: c’è.

“La mia ex moglie non m’ha mai impedito di vedere la bambina, ma quando un padre è un tossicodipendente viene bloccato, giustamente. Adesso sono pulito, mio fratello mi sta aiutando, ho la patria potestà, ma devo fare degli incontri protetti. Mia moglie non mi ha mai messo contro la bambina, ma il rapporto con lei non è semplice. Mia figlia è un po’ fredda perché ci vediamo poco, ma sto cercando di riconquistarla.”

Quale sarà il percorso per avviare e conquistare il reinserimento sociale? Risponde Andrea Castellani: “Finito il periodo ci siamo riuniti per capire quello che poteva essere il suo futuro. In Comunità non era possibile restare, oltre un certo limite. Era giusto che la sua vita procedesse in un’altra direzione. Ad aprile 2026 tutte le persone che hanno partecipato come un’unica equipe nel seguire Roberto si sono incontrate: il fratello, io, il dottor Danilo Barletta psicologo-psicoterapeuta della San Maurizio, le sue assistenti sociali del Sert e del CSM. Abbiamo insieme stabilito l’obiettivo di coadiuvarlo nel trovare una abitazione vicino al luogo di lavoro e costruire, insieme, un contesto positivo e protetto il più possibile, pur permettendogli di sperimentare la propria autonomia.” Anche Roberto rendendosi conto che non sarà facile aggiunge in una riflessione molto realistica “Oggi mi sento libero ma ho bisogno di confini”.

Perché la prima volta che ha svolto il percorso non ha funzionato, la seconda sì? Castellani: “La prima volta Roberto voleva finire in fretta perché desiderava tornare a casa: ha anche anticipato le dimissioni. La seconda volta invece aveva un obiettivo diverso: voleva guarire.”

In molti hanno parlato di lui e per lui. Anche in queste righe. Ora Roberto può parlare per sé.

“Voglio dare un messaggio a tutti i giovani. La droga non è vita, sei schiavo di tutto. È un quarto d’ora di sostanza, dopo diventa dipendenza. La vita è un’altra cosa: è lavoro, stare impegnati con la testa, è famiglia. La droga oggi è anche peggio di quella di ieri. Fa paura. Ed è facile trovarla. Lo sballo di quindici minuti può cambiarti la vita per sempre. La droga comincia come uno sfizio ma dopo non lo è più. Mi sento male quando racconto cosa ho fatto a mia madre, a chi mi voleva più bene di tutti. Io sono nato ‘normale’. La droga mi ha causato dei danni cerebrali. Pensavo: ho fatto del male a mia madre, come è possibile?! Se tu fai un reato non stai bene. Quelli che fanno i reati sono i primi che piangono quando vengono presi. Se lavori onestamente, l’ho capito adesso, non c’è più ansia. Il lavoro significa che stai bene mentalmente. Oggi sono felice, ma ho ancora paura. Non si finisce mai: devi stare attento alla gente per strada. A fare uno sbaglio è un secondo, a buttare tutto quello che hai conquistato. Si combatte giorno per giorno.”

Roberto è un combattente. Un gran combattente. Ed è un uomo nuovo. Il 30 maggio scorso ha ricevuto le chiavi di casa. Ha lasciato la comunità. Ce la sta mettendo tutta. Sta attento, si guarda intorno.

E ha deciso di cancellare tutti i tatuaggi. Tranne uno.
“Di tutti i miei tatuaggi, solo uno è importante.” Sono due mani che si toccano. Una più grande, una più piccola. E c’è un nome.

23 settembre 2026