Intervista a Giovanni Tomassini, presidente della cooperativa La Finestra, associata al CSR

di Riccardo Belotti

Nel 1855 Walt Whitman pubblica la poesia Song of Myself, contenuta in Leaves of Grass. In un verso dice: “Sono largo, contengo moltitudini”. Ciò che il poeta americano vuole esprimere è che dentro di lui, e quindi di ciascuno di noi, ci sono molteplici storie che concorrono alla creazione della nostra individualità. Concorrono: tutte assieme, nello stesso momento.

Ed è per questo che per conoscere Giovanni Tomassini, presidente e fondatore della cooperativa La Finestra di Sogliano sul Rubicone (FC), associata al CSR, bisogna anche sapere che è laureato in canto moderno alla West London University, Master Teacher nei Boys Evolution Institute con al suo attivo una vivace carriera artistica; e che è sposato con tre figli impegnati nel teatro, nella musica, nella fotografia. Giovanni, insomma, è una persona che riflette in se stessa ciò che è la cooperazione sociale: multiforme – perché multiservizi e con tante anime al suo interno – e con l’agire sempre orientato idealmente al bene comune e allo sviluppo integrale della persona.

Presidente, lei dice che ‘ama tutto quello che fa nella sua vita’. Per quale atto ‘d’amore’, se così si può dire, è nata la Cooperativa La Finestra?

La cooperativa nasce nel 1999 da un desiderio reale. A Sogliano mancavano servizi educativi come l’asilo nido o il centro estivo. C’erano ‘nonni’ super impegnati nella cura dei nipoti, ma il sistema non poteva reggere. Ci voleva ben altro per soddisfare le esigenze del territorio. Al tempo stesso mancava anche uno strumento che consentisse l’inserimento di persone svantaggiate nel mondo del lavoro. Era un tema molto sentito: ci chiedevamo cosa sarebbe accaduto al tale o alla tale – in paese ci conoscevamo tutti, sapevamo quali erano le situazioni famigliari più impegnative – quando i loro genitori non ci fossero più stati. Uno di questi ragazzi viveva proprio davanti a me. La realtà ci ha posto la domanda e la Finestra è stata la risposta. Una cooperativa sociale a Sogliano per Sogliano.

Da questa sua osservazione, emerge il tema del radicamento sul territorio, uno dei punti di forza della cooperazione sociale.

E’ passato oltre un quarto di secolo, ma il grosso delle attività ancora oggi le svolgiamo a Sogliano. Si tratta soprattutto di servizi di igiene ambientale. Nel tempo, piano piano, ci siamo allargati verso Rimini e Cesena ma principalmente restiamo impegnati nell’unione Rubicone Mare, da Sogliano a Cesenatico, da Gambettola a San Mauro.

Quando una cooperativa allarga il proprio raggio d’azione ed estende il proprio raggio d’azione oltre il territorio sul quale è nata, per qualcuno si verifica un cambiamento nella natura della cooperativa stessa. Lei cosa ne pensa?

La Finestra si è allargata ‘nello spazio’ nel corso degli anni anche perché abbiamo sempre avuto un atteggiamento aperto e collaborativo. La cooperativa si è sviluppata velocemente: ci siamo messi in gioco, a volte abbiamo rischiato, abbiamo dato e avuto fiducia. E vorrei dire che le collaborazioni che abbiamo avviato sono tuttora positive non solo perché ‘producono’, ma anche perché dietro ci sono relazioni belle, importanti. Questo atteggiamento – essere aperti e collaborativi – è l’anima della cooperazione sociale. Per questo leggo l’allargamento territoriale come una possibilità positiva.

Nel contesto socio economico in cui la cooperazione sociale si trova a muoversi – pensiamo ad esempio al tema delle gare, degli appalti, dove la realtà che lei rappresenta si ‘scontra’ con aziende di natura diversa – come è possibile restare fedeli alla propria missione?

Il mondo del lavoro in cui viviamo ed operiamo è cambiato moltissimo in trent’anni. Ciò che per noi non è mai mutato, invece, è che al centro di tutto ciò che facciamo c’è la persona. I nostri lavoratori vengono prima di tutto. Il profitto subito dietro. Praticare questa modalità non è mai stato semplice, oggi ancor meno. Continuiamo a resistere però perché se siamo questo, non possiamo trasformarci in qualcosa d’altro.

Avete puntato sulla qualità dei vostri servizi.

Negli anni siamo cresciuti ma il nostro desiderio era di esprimere professionalità e qualità. Eravamo veramente alla ricerca di un metodo per mantenere il valore del nostro lavoro. Per questo ci siamo impegnati molto in tema di certificazioni. L’obiettivo, ad esempio, è che chi sostituisce qualcuno che manca deve essere in grado di ripartire nello stesso modo: la certificazione di qualità serve proprio per questo. Anche in tema di procedure.

Come si compone il personale della Finestra?

La cooperativa oggi conta 140 dipendenti di cui 64 nella parte A e 76 nella parte B. La percentuale di svantaggio è del 41%. Il personale arriva, mi verrebbe da dire, da ogni parte e con ogni bagaglio di vita ed esperienza. Abbiamo operatori che vanno dai diciotto anni ad oltre sessanta: abbiamo incoraggiato anche assunzioni adulte sopra i cinquant’anni. Magari non tutti la pensano così, ma se non assume la cooperativa sociale, chi deve assumere?

Parte A e parte B: come siete organizzati in cooperativa?

Per la parte di servizi alle persone, La Finestra lavora principalmente nella scuola: abbiamo educatori che fanno sostegno scolastico o sono impegnati nei centri estivi. Il disagio che registriamo nei ragazzi che incontriamo, certificato o meno, è importante. Nel recente passato l’aumento dei casi particolari e delle diagnosi è stato notevole ed è ancora in espansione. Per questo i sostegni nella scuola sono cresciuti. Poi con l’ingresso della figura dell’educatore di plesso negli istituti, i benefici si sono visti rapidamente. Per la parte B, invece, le attività rivolte principalmente all’igiene ambientale consentono la maggior parte degli inserimenti lavorativi.

Quanto è importante la formazione in questo ambito?

La formazione è continua. In questo momento abbiamo un gruppo che sta lavorando bene, che sta crescendo: si evince anche dai toni delle discussioni, sia nelle riunioni formali che nelle ‘chat’: c’è competenza, rispetto, attenzione. Un dato significativo: nell’ultima cena sociale oltre al clima di festa, si sono percepite collaborazione e stima reciproca. Ad esempio, in modo del tutto inatteso, uno dei nostri dipendenti ha preso la parola per ringraziare: conosceva tutti per nome! Ciò significa che, in questo contesto, non ti limiti a fare solo la tua parte, ma sei impegnato in relazioni autentiche, nell’ascolto vero dell’altro.

Se potesse definire con un’immagine la sua cooperativa?

Un puzzle: secondo me la cooperativa è questo. Mi piace la metafora del puzzle, perché evidenzia l’importanza di tutti i pezzi e se ne manca anche solo uno si vede.

Se pensa agli inserimenti lavorativi che avete promosso, che volti le vengono in mente?

Me ne vengono in mente tanti. Ma sono convinto che di fronte alle storie di queste persone ciò che conta davvero è la domanda che ci dobbiamo porre: come posso aiutare? Che non è presunzione di ‘salvare’ qualcuno, ma è la capacità di guardare alla persona, ascoltare, dedicare tempo, mettere in gioco esperienza e competenze.

Perché, ormai dieci anni fa, avete scelto di entrare nel Consorzio Sociale Romagnolo?

Il desiderio che ci ha spinti era quello di collaborare, di conoscere questa realtà e le cooperative che la costituiscono.

Che cosa vi dà il Consorzio Sociale Romagnolo ‘in più’, rispetto al procedere da soli?

Il Consorzio ci sta aiutando a crescere con la consapevolezza che da soli non si va da nessuna parte, mentre assieme si va lontano. Nel tempo la relazione con il CSR è cresciuta: oggi tramite il Consorzio passa la gestione delle isole ecologiche a Rimini e Cesena, la cura dei parchi, il servizio di affissioni. Siamo soddisfatti e i rapporti sono positivi.

Cosa potrebbe accadere alla cooperazione nel prossimo futuro?

Mentre il mondo sembra andare altrove, la cooperazione sociale deve puntare ‘in direzione ostinata e contraria’ per non perdere il senso di quello che sta facendo. Ritengo che possiamo ancora scegliere. A livello personale, La Finestra è in buona salute e il lavoro fatto ci permette di guardare avanti con una certa serenità e di restare una cooperativa. Sono tante le capacità che abbiamo sviluppato strada facendo e le abbiamo messe tutte a frutto dentro la cooperativa.

Come vi state preparando ad affrontare questo futuro?

Per vivere i cambiamenti che il futuro porterà con sé serve uno sguardo curioso. In generale credo di essere una persona ottimista: se si chiude una porta, mi aspetto di vedere, prima o poi, il portone che si apre. Quello che sarà, sarà sempre una sorpresa, ma occorre essere attenti per cogliere la novità. E poi adeguarsi, e cambiare. Senza dimenticare da dove siamo venuti e qual è il senso del nostro lavoro.

18 settembre 2026