Romina Maresi, presidente della cooperativa San Vitale, racconta l’Albergo del Cuore
‘Albergo del Cuore’: era l’unico nome possibile.
Me ne rendo conto mentre la presidente della cooperativa San Vitale, Romina Maresi, squaderna la storia di questo progetto. Le ho fatto solo una domanda, anzi: forse nemmeno quella. Si è seduta al tavolo dove la stavo attendendo e ha cominciato, così, dal principio, senza trascurare nulla. Come quando si parla di qualcosa che sta molto a cuore, che si vuole raccontare bene, per non dimenticare niente, nessuno. Per rendere con le parole il senso di una storia e di tutte le vite che ha incrociato, le scelte fatte, i progetti realizzati. È qui che lavora Elia, dal primo giorno di apertura, anzi: da ben prima; ed è qui che ha preso vita l’Academy che prepara i ragazzi a lavorare nell’accoglienza.
La parola a Romina Maresi, presidente della cooperativa San Vitale.
È stato l’anno più lungo della vita della cooperativa. E della mia. È stato un progetto che ci ha impegnato tantissimo. Lo volevamo aprire nel 2024, per i 40 anni della cooperativa, e così è stato, con il taglio del nastro a dicembre: un momento simbolico, ma ci tenevamo. Abbiamo aperto a febbraio 2025. Ed è già un anno. 10 camere, 30 ospiti, una stanza da sei posti, un mini ostello di design pensato per i giovani che amano condividere esperienze e abbattere costi per permettersi un viaggio in più. Un ristorante, un bistrot. I primi riscontri sono incoraggianti: la struttura ha ottenuto una valutazione di 9.2 su Booking.com e il Traveller Review Award della piattaforma. Nel frattempo è arrivata anche l’adesione a Federalberghi.
Un passo indietro, lungo quattro decenni.
L’Albergo del Cuore rappresenta un po’ tutte le fatiche fatte in questi quarant’anni, dagli operatori alle prime famiglie che hanno costituito la cooperativa. Non esisteva ancora la 381: nel 1984-1985 c’erano famiglie con situazioni e bisogni simili che si erano messe assieme, come gruppo o comunità, per creare qualcosa che accompagnasse i propri figli nella vita adulta al termine della scuola.
La nuova parola d’ordine era ‘integrazione’. Erano state abbattute le scuole speciali. Nascevano i servizi sociali territoriali. E poi c’erano i luoghi del privato sociale, portatori di interesse, associazioni, il pubblico. Erano i primi ‘geni’ di quello che sarebbe diventato poi il servizio di welfare territoriale. Eravamo cresciuti in un contesto nel quale nei manicomi finiva chi era considerato ‘differente’ — dalle mamme sole alle persone con disabilità, a chi soffriva di disturbi psichici. Era il luogo dove veniva convogliata tutta la problematicità.
Franco Basaglia e la costituzione dei primi nuclei nei sistemi di welfare avevano invece accompagnato nascita e affermazione della cooperazione sociale come dispositivo per assolvere a una serie di funzioni. E in primis c’era il tema della disabilità e il desiderio di generare una dimensione maggiormente integrata. La San Vitale nasce in quel momento lì.
Le prime risposte delle famiglie
Le famiglie individuavano corsi di formazione — i primi enti di formazione professionale — per poter immaginare e costruire il futuro lavorativo dei propri figli, rispondendo alla domanda di occupazione delle persone con disabilità che uscivano dal primo ciclo scolastico. San Vitale è stata una delle risposte date a quelle prime famiglie: uno strumento emancipatorio, per ridurre le disuguaglianze, esercitare democrazia. Anche per le persone fragili che fino a quel momento non avevano nemmeno il diritto di farsi rappresentare.
La scommessa dell’Albergo del Cuore
L’ospitalità non è un ambito in cui San Vitale aveva operato in passato. Più in generale, non è un settore in cui la cooperazione sociale abbia sviluppato molti progetti imprenditoriali. Quando abbiamo pensato a questo progetto per la prima volta ci siamo confrontati tra di noi e con chi già lavorava nel settore per capire cosa significhi davvero gestire una struttura ricettiva.
Per questo guardo all’Albergo del Cuore, come ad una scommessa doppia: la prima sfida è stata quella dell’accessibilità. La struttura è stata progettata per accogliere persone con esigenze diverse: ospiti nello spettro dell’autismo, persone ipovedenti o sorde, con spazi pensati per ridurre le barriere architettoniche e sensoriali. La seconda riguarda la sostenibilità economica. L’idea è dimostrare che un progetto con un forte DNA sociale può essere anche economicamente solido. La responsabilità sociale non è un elemento accessorio, ma parte della forza del progetto.
La lente è sempre quella sociale. Le persone con disabilità non possono essere un orpello: qui la valenza sociale è la chiave di lettura anche della parte economica. Le persone con disabilità devono esercitare un ruolo valido, sviluppare produttività. Significa che le persone devono essere preparate a svolgere un ruolo proattivo nel contesto.
L’Academy: formazione in situazione
L’Academy di San Vitale è lo strumento che moltiplica la formazione in situazione — on the job — cioè direttamente nel contesto. Oggi la formazione avviene prevalentemente nelle aule delle scuole, degli istituti professionali. L’Academy è diversa: è un percorso vero che ti abilita mentre lo fai.
L’apprendimento sul campo permette di semplificare alcuni contenuti teorici — aspetto particolarmente importante nel caso della disabilità intellettiva — e allo stesso tempo accelera i tempi di risposta alle richieste dell’ambiente di lavoro. In uno spazio di laboratorio isolato le persone imparerebbero più lentamente. L’ambiente reale è la leva formativa più efficace.
C’è un’altra sfida: fare in modo che la nostra Academy formi lavoratori non solo per l’Albergo del Cuore. L’obiettivo è di riuscire a traghettare alcune persone in altre strutture ricettive del territorio, con cui ci auguriamo di creare connessioni significative. Accoglienza, accessibilità: parliamo di una città — Ravenna — che può essere testimone, modello, antesignana di una strada di potenzialità inclusiva a 360 gradi.
Turismo e territorio
Esiste già un protocollo in questo senso, creato su spinta della Camera di Commercio di Ravenna e Ferrara, dedicato agli operatori economici del territorio che operano in ambito accoglienza.
Anche San Vitale aveva aderito a questo protocollo per avviare collaborazioni, ma dopo la pandemia tutto si è un po’ fermato a fronte del rincaro dei costi, in particolare energetici, ma anche rispetto a un turismo che si è modificato radicalmente. Oggi gli operatori economici del turismo stanno ridisegnando la propria traiettoria di sviluppo: c’è il tema della Bolkestein e anche i flussi turistici si stanno muovendo in modo diverso.
Fino a cinque anni fa la nostra struttura avrebbe potuto collocarsi in un orizzonte piuttosto stabile: oggi le variabili sono moltissime.
In senso positivo, i feedback delle persone che visitano la nostra struttura ci confermano che la strada è giusta. Tutti i clienti dell’albergo escono da questa esperienza con grande soddisfazione, valutazioni a cinque stelle.
Un luogo per la città e per i ravennati
Questo ci dice che il progetto è compreso, che la qualità del prodotto è percepita. Tutti gli ambiti innestati oltre all’accoglienza tout court — penso al ristorante, alla bottega — godono di apprezzamento da parte della città. L’Albergo del Cuore è un contesto pensato non solo per chi viene da fuori, ma anche per la città: siamo un luogo frequentato dai ravennati.
Mentre lavoriamo per la disabilità e con la disabilità, siamo impegnati sul miglioramento e sulla definizione del prodotto. Contemporaneamente organizziamo eventi per la città, generiamo scambi culturali, promuoviamo attività di ambito storico. Integriamo welfare sociale, culturale e incrociamo driver economici, grazie alla capacità di spaziare su tutte le leve che attengono allo sviluppo del nostro territorio.
Dovrebbe esistere una lente stratificata che possa rendere esplicita la complessità e la bellezza di quello che stiamo facendo: per questo mi auguro che il nostro impegno possa essere compreso e valorizzato. In città ci sono pochi alberghi con ristorante annesso. Nessuno sviluppa proposte di scambi con la comunità: ci siamo solo noi che promuoviamo iniziative molto partecipate di valorizzazione e promozione dei prodotti del territorio, eccellenze, filiera a km zero. Ma guardiamo anche fuori dal nostro Paese: ci sono i weekend di scambio culturale con Inghilterra e Francia, mostre di ceramica e pittura, professionisti e antiquari che vengono da tutta Emilia-Romagna. Le attività sono tantissime.
Il territorio ci ha accolto con grande disponibilità. Andiamo avanti con questa gratitudine, con i risultati positivi che stiamo vedendo, con gli inserimenti lavorativi che crescono e con l’impegno dell’Academy. E con il desiderio di fare ancora di più.
13 aprile 2026