Intervista a Valeria Garcea, Coordinatrice dei servizi educativi – Academy formativa, Cooperativa San Vitale.

L’Academy formativa della cooperativa San Vitale propone un percorso di formazione professionale che si svolge direttamente all’interno dell’Albergo del Cuore, che adotta un modello sperimentato negli anni in altri cantieri formativi e produttivi gestiti dalla cooperativa come il Punto ristoro Teodorico, all’interno del parco Teodorico e il bar Open, all’interno dell’Istituto Olivetti Callegari. Il programma coinvolge persone con disabilità o fragilità, inviate dai servizi socio-sanitari e dalle scuole, e prevede un periodo di formazione sul campo di circa un anno. I partecipanti lavorano nelle diverse attività della struttura – accoglienza, camere, cucina, sala e bar – affiancati da educatori e professionisti del settore. L’obiettivo è acquisire competenze reali nel lavoro dell’ospitalità e, quando possibile, favorire l’inserimento lavorativo stabile, anche presso altre strutture ricettive del territorio.

Ci racconta questa realtà Valeria Garcea, Coordinatrice dei servizi educativi – Academy formativa, Cooperativa San Vitale.

Valeria, che ruolo ha all’interno della cooperativa San Vitale?

Coordino i servizi educativi della cooperativa, nello specifico l’Academy formativa. Il modello formativo adottato all’interno dell’Academy è attivo, oltre che nell’Albergo del Cuore, anche presso il bar dell’istituto professionale statale Olivetti Callegari e il Punto Ristoro Teodorico, situato nell’omonimo parco ravennate. Questi sono i nostri nuclei formativi.

Che cos’è l’Academy e come funziona concretamente?

Il modello dell’Academy formativa è complesso, poiché si configura come un nucleo formativo inserito all’interno di un contesto produttivo.
Integrare programmi formativi rivolti a persone con disabilità — che richiedono una strutturazione accurata degli apprendimenti, metodologie basate sulla ripetizione e attenzione a tempi di apprendimento ed esecuzione spesso più lunghi — con le esigenze produttive di un contesto produttivo rappresenta una sfida significativa. Tuttavia, i benefici sono rilevanti e il modello si dimostra altamente efficace.

In che modo?

I ragazzi con disabilità imparano attraverso l’esperienza diretta: il contesto consente loro di conoscere dall’interno il mondo del lavoro, le figure professionali presenti e di sperimentare concretamente, allenando quotidianamente le competenze acquisite e i ruoli lavorativi specifici. Non si tratta di una simulazione né di un ambiente artificiale, ma di un contesto lavorativo reale. Fin da subito, i ragazzi sono immersi nelle richieste autentiche del lavoro, mediate e supportate dalla figura del Job Coach.

Che cosa fa un ‘Job Coach’?

La figura del Job Coach ha il compito di tradurre e rendere accessibili sia le conoscenze necessarie alla persona in formazione per costruire il proprio ruolo lavorativo, sia quelle utili al contesto per favorire la sua integrazione nel processo produttivo.
È necessario sviluppare la capacità di accoglienza, fornendo strumenti che permettano di gestire al meglio la persona con disabilità all’interno dell’organizzazione e di valorizzarne il ruolo lavorativo.

Come inizia il percorso per un ragazzo che entra in Academy?

All’ingresso, viene avviata una fase iniziale di osservazione, finalizzata a rilevarne le capacità, il funzionamento e i livelli di sviluppo attuale e potenziale. In questa fase esplorativa il ragazzo è coinvolto in diverse postazioni formative (pulizia delle camere, servizio di sala, cucina, bar), al fine di individuare attitudini, interessi e predisposizioni. Sulla base degli elementi raccolti, viene elaborato un programma formativo, che può prevedere l’integrazione di più mansioni e che è orientato allo sviluppo sia di competenze tecnico-professionali sia di abilità trasversali.

Che impatto può avere questo lavoro sulla comunità?

Credo che l’impatto sulla comunità sia molto forte, perché le persone che frequentano l’Albergo del cuore sperimentano direttamente le competenze dei ragazzi. Di conseguenza, questi non vengono osservati attraverso la lente del limite, della fragilità, ma vengono riconosciuti per le loro capacità. Questo contesto favorisce un processo di sensibilizzazione autentico, che non passa solo attraverso eventi o momenti istituzionali — spesso frequentati da chi è già coinvolto — ma attraverso un’esperienza diretta.

Che valore ha questo ‘contatto diretto’ tra utenti e i ragazzi che sono in formazione?

L’albergo diventa, quasi un “paio di occhiali”, che permette di vedere come i ragazzi con disabilità possano esercitare un ruolo lavorativo significativo, se adeguatamente formati e supportati attraverso percorsi costruiti su misura, capaci di valorizzarne i punti di forza e di rispettarne tempi e modalità di apprendimento. Osservarli al lavoro può favorire l’apertura di nuovi spazi di accoglienza e inserimento lavorativo anche in altre realtà. Questo rappresenta un passaggio fondamentale del percorso: dimostrare concretamente che è possibile, affinché sempre più persone e organizzazioni possano accogliere questa prospettiva e ampliare le opportunità per i ragazzi.

Come costruite concretamente i percorsi formativi?

In una prima fase, il Job Coach svolge una funzione di mediazione e di facilitazione degli apprendimenti: struttura i contesti, organizza le attività e sostiene il processo di acquisizione delle competenze. Progressivamente, in relazione al livello di autonomia raggiunto, il suo intervento si riduce, favorendo il passaggio a forme di partecipazione sempre più autonome e collaborative. Tale processo consente al ragazzo di sviluppare un ruolo lavorativo progressivamente più autonomo, promuovendo l’integrazione nel contesto organizzativo e la costruzione di relazioni significative con i professionisti, in un’ottica di piena inclusione nel processo produttivo.

Quante persone lavorano oggi all’Albergo del Cuore grazie a questo percorso?

Abbiamo assunto quattro persone con fragilità: Elia, Daniela, Paola e Sheron. Due lavorano in cucina, ma sono state formate anche per le camere, perché l’Albergo del Cuore è un contesto piccolo: serve competenza trasversale. Elia lavora principalmente in sala, ma vorrebbe sperimentare anche la cucina. Prima consolidiamo le competenze di sala, poi valuteremo altre mansioni.

Quando è partita l’Academy e quante persone sono oggi in formazione?

L’Academy è stata aperta a giugno 2025. Attualmente ci sono tre persone in formazione.

Come arrivano le persone che partecipano ai percorsi?

Le persone sono inviate dai servizi socio-sanitari. Il primo contatto è mio compito: devo conoscere la persona e valutare se è già pronta per un contesto come questo.
Alcuni prerequisiti devono essere presenti, le competenze operative specifiche si apprendono nel contesto. Non vogliamo mettere in difficoltà i ragazzi, né metterli in vetrina facendo finta che lavorino.

Che rapporto avete con le scuole?

Collaboriamo con le scuole, che ci chiedono di ospitare stage di alternanza scuola-lavoro. Ad esempio, i ragazzi possono sperimentare attività nel bar del Parco Teodorico o all’Albergo del Cuore. Fare esperienze diverse nei nostri contesti permette ai ragazzi di sperimentare e avere maggiore consapevolezza rispetto a quello che desiderano fare nel loro futuro. Se vogliamo pensare che davvero scelgano, devono provare, altrimenti non possiamo parlare di scelta.

Che cosa succede quando la scuola finisce?

I professionisti che seguono gli studenti a scuola, in collaborazione con i servizi socio-sanitari, valutano i percorsi successivi al termine degli studi. In questo processo, le esperienze di alternanza scuola-lavoro rivestono un ruolo fondamentale, poiché offrono ulteriori elementi osservativi utili a delineare il progetto futuro della persona con disabilità.

E’ un momento di passaggio importante?

Sì, si tratta di un passaggio particolarmente delicato, sia per i ragazzi sia per le loro famiglie, che spesso faticano a immaginare il “dopo”. Queste esperienze facilitano tale processo, permettendo di costruire rappresentazioni più concrete del futuro. Inoltre, un eventuale inserimento successivo risulta più agevole, poiché il ragazzo ha già familiarità con il contesto e con le persone, evitando così l’impatto con un ambiente completamente nuovo.

Quanto durano i percorsi?

Di solito un anno. Le tre persone attualmente in Academy termineranno a giugno 2026, ma potranno continuare anche durante l’estate.

Come si può sostenere l’Academy?

Anche con il 5×1000: il C.F è 01345860397.

12 aprile 2026