Dal tirocinio all’assunzione: la fiducia che costruisce futuro.
Intervista a Giuseppina, lavoratrice CEFF

di Marcella Montesano, Responsabile Percorsi Lavoro CEFF e Presidente Comitato guida per la parità di genere della cooperativa

Ci sono storie che fanno rumore e altre che, in silenzio, cambiano le cose. Quella di Giuseppina, lavoratrice con sordità, appartiene alla seconda categoria: un percorso fatto di costanza, rispetto e lavoro quotidiano, che dal tirocinio l’ha portata all’assunzione in CEFF, cooperativa associata al CSR-Consorzio Sociale Romagnolo. Una storia che rende tangibile l’impegno della cooperazione sociale di tipo B nell’inserimento lavorativo di persone con fragilità, grazie alla costruzione di percorsi specifici, a volte «cuciti su misura», che consentono alla persona di ritrovare dignità e spazio sociale; e la possibilità di esprimere interamente la propria umanità. Alla presenza dell’amica e interprete LIS D. abbiamo raccolto la sua testimonianza.

La mia storia: da Trani a Faenza

Giuseppina al lavoro

«Sono nata a Trani e sono cresciuta in una famiglia numerosa: otto fratelli e sorelle. Da piccola ho frequentato l’Istituto per sordi di Molfetta, dalle suore. Sono rimasta lì dai quattro ai diciassette anni. Ho imparato la lettura labiale, il linguaggio dei segni, ma soprattutto ad essere autonoma. Ho anche imparato a fare le pulizie, un lavoro che mi piace molto.» E proprio l’autonomia sarà il filo conduttore della sua vita. «Terminati gli studi sono tornata in famiglia, poi mi sono sposata. Oggi ho due figli e quattro nipoti. Dal punto di vista lavorativo ho provato anche a fare un corso per entrare in acquedotto, ma ho capito che non faceva per me: troppi numeri. Ognuno ha le sue capacità: l’importante è riconoscerle.» Per molti anni Giuseppina cerca un impiego, ma non trova risposta. Nel 2006 si trasferisce a Imola, nel 2023 arriva a Faenza. È qui che avviene l’incontro con CEFF.

Il percorso formativo in CEFF: dal tirocinio al lavoro

Nel 2024 inizia un tirocinio della durata di sei mesi nel settore delle pulizie. Il primo giorno è carico di emozioni. «Ero felice, ma avevo paura. Di non farcela. Di non essere all’altezza. Però giorno dopo giorno mi sono sentita più sicura. Dopo alcuni mesi ero più tranquilla. Ho trovato ascolto e rispetto, un contesto cordiale. Non persone che guardavano quello che mi mancava, ma quello che potevo fare.»

La mia giornata lavorativa

Le sue giornate iniziano presto: sveglia alle 5.30, uscita di casa alle 6.00, turno dalle 6.30 alle 9.10. Poi la gestione della casa, un secondo impegno lavorativo nel pomeriggio e la famiglia. «Svolgo un lavoro di precisione e cura. Mi piace. Per me lavorare bene significa lasciare un posto migliore di come l’ho trovato. Per questo a fine servizio controllo sempre.» Giuseppina non ama l’eccessiva confidenza: preferisce la chiarezza e il rispetto. Sa che quando ognuno fa la sua parte, il lavoro diventa più leggero: «Quando si parla troppo i problemi si ingigantiscono». È precisa e attenta, alla qualità e ai colleghi, con cui si è creato un rapporto di collaborazione. Il cantiere in cui si trova meglio? «La biblioteca. È silenziosa, ordinata. Mi fa stare beneFondamentale, in questo percorso, il rapporto con alcune colleghe. «A. è un punto di riferimento per me. Con lei e con altre colleghe troviamo il modo di comunicare: scrivendo, con i gesti, con la mimica. L’importante è capirsi.» L’incomprensione a volte è dietro l’angolo: ad aiutarla sono la lettura labiale, la gestualità e la disponibilità dell’interlocutore a ripetere.

L’assunzione: un traguardo possibile

Poi l’assunzione, arrivata dopo il tirocinio. «Non è solo “il” contratto. Piuttosto, è stato il segno che ce l’avevo fatta, che il mio impegno era stato visto.» Un’assunzione che racconta molto del valore dell’inserimento lavorativo quando è accompagnato con attenzione e fiducia. E sostenuto: ad esempio dalla presenza di un interprete LIS durante i colloqui e i momenti di formazione; dall’utilizzo di comunicazioni scritte semplici e brevi; dal confronto con le responsabili.

E dopo il traguardo?

Giuseppina non si sente arrivata: un altro aspetto che la contraddistingue, infatti, è la richiesta di riscontro sul suo andamento lavorativo. Ma si sente serena, in equilibrio. Il prossimo obiettivo: la patente, per la quale ora sta studiando. Un consiglio a una persona sorda che sta cercando lavoro? «Non mollare. Provarci sempre, con dignità, dimostrando di avere voglia di imparare

10 marzo 2026